venerdì 19 novembre 2010
Intervento dell'avv. Elia De Caro

Introduzione

Farei prima di tutto una disamina di quelle che sono le disposizioni penali del testo unico sugli stupefacenti; questo per osservare i comportamenti a rischio dell'utenza e poi passare ai comportamenti con i quali si raffrontano gli educatori durante il loro lavoro. Quindi andremo a vedere una serie di disposizioni che sono quelle che possono rientrare all'interno del concetto di “zona grigia” di lavoro ovvero le condotte di agevolazione ed istigazione che sono previste sia nel testo unico sugli stupefacenti sia nella figura generale dell'istigazione a delinquere. Andremo poi ad osservare anche delle specifiche aggravanti che sono previste nel testo unico e che possono riguardare l'attività di specie. Infine andremo a vedere delle possibili soluzioni e degli strumenti che il testo unico mette a disposizione. Strumenti che, in verità, sono per ora ancora poco agiti tanto dalle amministrazioni centrali che da quelle locali. Strumenti che ad oggi permetterebbero già con la normativa esistente un primo nucleo di tutela per chi svolge professioni nell'ambito educativo.

Il cardine legislativo

La prima disposizione quella cardine nel testo unico sugli stupefacenti da punto di vista penale è l'art.731 dove si elencano tutta una serie di condotte in modo molto accurato e specifico ed un limite di pena molto alto, da sei a venti anni. Vi è poi l'ipotesi invece della lieve entità. In questo caso viene prevista una pena da uno a sei anni.
Sono tutte pene molto alte che autorizzano la possibilità di adozione di misure cautelari.
Vediamo come questo articolo prevede pene molto più alte di quelle previste per la rapina o per lo stupro, quindi vediamo che il terreno nel quale ci si muove sono disposizioni penali di un portata molto severa.
Oltre alle condotte di agevolazione ed istigazione il profilo di rischio per un educatore può essere dato nell'ipotesi concorsuale.
Riprendiamo l'esempio nel quale ci si trova in macchina con un utente che detiene sostanze stupefacente. Ebbene qua siamo proprio di fronte ad una possibile contestazione di un addebito concorsuale. Se quella persona detiene e tu ne sei a conoscenza potresti aver rafforzato il suo principio di condurre con sé sostanze anche al di sopra dei limiti tabellari.2.

Oltre alla disposizione principale prevista dal punto di vista penale segnaliamo l'art. 753 anche se a noi interessa poco in quanto relativo alle norme legate all'uso personale per il quale c'è un procedimento amministrativo e quindi i problemi sono minori.

Aggravanti

Vediamo alcune aggravanti. Le pene dell'art. 73 sono aumentate da un terzo alla metà quando le sostanze stupefacenti e psicotrope sono destinate a persone di età minore. Questo coinvolge anche il caso di specie dove si ha a che fare spesso con un'utenza minorenne. Altre aggravanti per chi ha indotto a commettere reato o a cooperare nella commissione delle stesso una persona dedita all'uso di sostanze stupefacenti4. Ed ancora l'aggravante si ha se l'offerta o la cessione è effettuata in prossimità di scuole, comunità giovanili, ospedali, carceri, caserme, strutture per la cura e riabilitazione di tossicodipendenti. Quindi vediamo come si abbia a che fare non solo con una disposizione penale già significativa (da sei a vent'anni) ma con una possibilità di un ulteriore aggravio molto forte, da un terzo fino alla metà della pena.



Agevolazione ed istigazione

Andiamo a vedere quelle che sono le disposizioni che vengono previste nel testo unico sugli stupefacenti a proposito delle condotte di agevolazione o di istigazione e che vanno al di là della figura generale prevista alla voce “istigazione a delinquere” del codice penale. Oltre allo “storico” articolo 775 sull'abbandono delle siringhe, un articolo che recentemente è stato molto agito dalla magistratura e su cui si è fatto molto propaganda6 è l'art. 797 che a mio avviso interessa molto chi svolge la professione di educatore, operatore di prossimità, operatore di unità di strada. Citando l'articolo “chiunque adibisce o permette che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato a luogo di convegno di persone che si danno all'uso di sostanze stupefacenti, è punito, solo per questo fatto da 3 a 10 anni” e, continuando a scorrere: “Chiunque avendo la disponibilità di un immobile, di un ambiente o di un veicolo cioè idoneo adibisce o consente che altri lo adibiscano a luogo di convegno di persone che si danno all'uso, è punito con le stesse pene.”
Andando al caso di specie se in un centro giovanile o simile più volte vengono segnalati episodi di consumo di stupefacenti in teoria si può prevedere la contestazione di questa fattispecie di reato.
Reato che per calarci nell'esperienza del territorio, ad oggi in Bologna è stata applicata ad alcuni posti pubblici che gestivano spazi e che sono stati chiusi con dei provvedimenti di sequestro preventivo proprio in forza al disposto dell'art. 79 in quanto all'interno di questi spazi si presumeva far uso di sostanze stupefacenti.
Andiamo a vedere altre ipotesi relative a queste condotte.
Art. 82 “Istigazione, proselitismo, induzione al reato di persona minore”8 “chiunque pubblicamente istiga all'uso illecito di sostanze, ovvero svolge anche in privato attività di proselitismo, ovvero induce una persona a tale uso, è punito con reclusione da uno a sei anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso da più persone nei confronti di persone di età minore, ovvero all'interno e in adiacenza di scuole, comunità giovanile e caserme. Vi sono poi aumenti di pena se il minore ha meno di 13 anni, vi è il divieto di propaganda pubblicitaria” ecc. ecc.


Libertà di cura e segreto professionale
Finora le figure di reato previste in categoria generale.
Vi sono poi casi specifici che chiamano in causa il principio della libertà di cura e del segreto professionale che viene previsto originariamente, in questo testo unico, per il personale sanitario e per il personale che fa capo ai servizi pubblici per le tossicodipendenze. Queste figure potrebbero costituire un primo nucleo in teoria estendibile anche per chi svolge la professione di educatore di prossimità.
Andiamo a vedere, a proposito, due articoli estremamente importanti riguardanti l'affidamento in prova e altri modi di esecuzione della detenzione laddove la legge Fini Giovanardi ha introdotto nel nostro ordinamento una mutazione rispetto al regime precedente in quanto mentre anteriormente vi era nell'ambito dell'attività terapeutica quasi un dovere di segreto professionale per chi vi era preposto, ora l'art. 899 e l'art. 9410 relativi all'affidamento in prova e alla sospensione dell'esecuzione della pena detentiva prevedono determinati obblighi di segnalazione. Andando nello specifico per l'art. 89 vediamo che il comma 5bis, prevede che il responsabile della struttura presso cui si svolge il programma terapeutico di recupero è tenuto a segnalare all'autorità giudiziaria le violazioni commesse dalla persona sottoposta a programma; qualora tali violazioni implichino un reato, l'autorità giudiziaria ne darà poi comunicazione all'autorità competente per la revoca del procedimento.
Perché si è inserito anche questo obbligo di denuncia?
Perché sia sull'affidamento in prova che sulla sospensione dell'esecuzione della pena detentiva questa legge ha ampliato di molto le possibilità di accedere a tali misure: ha ampliato il minimo di pena portandolo a sei anni rispetto al margine precedente che prevedeva, per esempio, per le droghe leggere, pene che andavano da 6 mesi a 4 anni o da uno a 6 anni. Inoltre questa legge ha previsto che per qualsiasi persona, per qualsiasi tipo di reato, al di fuori di reati specifici ben individuati dalla legge, se questi si dichiara alcoldipendente o tossicodipendente e intende seguire un programma di recupero, fino a sei anni di pena, può farlo presso una comunità terapeutica. Così facendo si va a confondere il terreno di custodia con quello di cura. In alcuni casi può essere strumentale il dichiararsi alcoldipendente o tossicodipendente per scontare, sotto i sei anni, una pena in strutture non detentive, però in questo modo, il legislatore, ha inserito questo obbligo di segnalazione che va a scapito dei percorsi più sinceri di cura e recupero.

Al di fuori di questi casi vige sempre la possibilità per chi è inserito in strutture come il Ser.t. o in strutture previste dall'art. 11611 (che andremo ad esaminare nello specifico) di avvalersi del segreto professionale nell'ambito dello svolgimento dell'attività. Questo è un aspetto importante perché estendendo questa possibilità del segreto professionale (di cui all'art. 200 del codice di procedura penale) abbiamo la possibilità di avere un'effettiva sincerità della cura nonché una tutela dell'operatore. Questa disposizione è prevista dal testo unico all'art.120 “terapia volontaria anonimata”: “chiunque fa uso di sostanze può chiedere al Ser.t., o ad una struttura privata autorizzata specificatamente per l'attività di diagnosi, l'anonimato”.
Vediamo in particolare il settimo comma dell'articolo: “gli operatori del Ser.T. e delle strutture private autorizzate, ai sensi dell'art.116 salvo l'obbligo di segnalare all'autorità competente le violazioni commesse dalla persona sottoposta a programma terapeutico alternativo a sanzione amministrativa o a esecuzione di pena detentiva non possono essere obbligate a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione della propria professione, né davanti ad autorità giudiziaria né davanti ad altra attività”. Agli stessi si applicano le disposizioni dell'art. 200 del codice di proceduta penale; si tratta dell'articolo che disciplina il segreto professionale per gli esercenti di professioni quali quella di avvocato e quella di medico e che dice testualmente che chi svolge queste professioni non è tenuto a divulgarle: “non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto in ragione del proprio ministero, ufficio e professione, salvo i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria, i ministri di confessioni religiose, gli avvocati, i medici, i farmacisti i chirurghi e ogni altro soggetto esercente una professione sanitaria.”. E' importante da questo punto di vista la dizione “ogni altro soggetto esercente una professione sanitaria” anche a livello dell'inquadramento della categoria degli operatori di prossimità, degli educatori. Questo in quanto avvocati o medici hanno una tutela in forza all'appartenenza ad un ordine professionale non previsto, insieme al codice di autoregolamentazione, per chi svolge la funzione di educatore. Faccio un esempio, se a me avvocato vengono richieste alcune informazioni rispetto ad un procedimento che ho in carico, se non mi avvalgo del segreto professionale commetto un illecito professionale che può portarmi fino alla radiazione; in questo caso vi è anche uno strumento interno ulteriore che rafforza la tutela del segreto.12
Quindi una prima chiave da poter sondare per l'estensione di garanzie a chi svolge la professione di operatore di prossimità sarebbe l'estensione del settimo comma dell'art. 120 anche a chi svolge la professione di operatore di prossimità attraverso un ampliamento della figura dell'operatore socio-sanitario oppure attraverso l'aggiunta di una specifica dizione nell'art. 120. Comunque senza necessità di un'innovazione normativa il testo unico mette a disposizione un articolo che fino ad oggi è stato poco utilizzato. Andando a vedere il titolo 10 del testo unico, esso prevede la possibilità di fare attività di prevenzione all'interno di istituti scolastici, attività ad oggi poco utilizzata nel nostro paese e che prevederebbe attività di informazione ed educazione, attività che per esempio ha come oggetto l'incentivazione di eventi culturali da svolgersi anche all'esterno della scuola nonché coordinamento con iniziative fatte dall'amministrazione pubblica con particolare riguardo alla prevenzione primaria tra i soggetti importanti nell'attività degli educatori di strada. Per eseguire questi strumenti educativi il testo unico prevede l'art. 105 che parla di iniziative di educazione e prevenzione supportati da corsi di formazione per gli insegnanti nonché la possibilità, come si vede al comma 5 di “organizzare corsi di formazione sull'educazione sanitaria, sui danni derivanti ai giovani dall'uso di sostanze stupefacenti nonché sul fenomeno criminoso nel suo insieme”.


Le attribuzioni regionali

Le attribuzioni regionali e provinciali prevedono una serie di competenze fra le quali la possibilità di avvalersi di strutture autorizzate pubbliche e private utili all'analisi delle condizioni cliniche, socio-sanitarie e psicologiche del tossicodipendente, a monitorare i rapporti con la famiglia e l'elaborazione, l'attuazione e la verifica del programma terapeutico, ma anche la progettazione e l'esecuzione di interventi di prevenzione.

La prevenzione

Ciò che è interessante nell'attività dell'educatore di prossimità è la possibilità di poter intervenire prima.
Come prevede dunque la legge la possibilità dell'esistenza di un qualcosa che non sia già un dopo, quando la persona sia già tossicodipendente, sia già in carico ad un programma terapeutico-riabilitativo, o sia colpita da una pena? L'art. 11413 e l'art.11514 danno questi strumenti, ma ad oggi non sono stati molto agiti dalle amministrazioni locali. All'art. 114 vediamo come il perseguimento degli obiettivi di prevenzione e recupero possono essere affidati ai comuni o alle competenti Ausl o alle strutture private di cui all'art.116, ma vi sono anche gli enti ausiliari e in queste possiamo intravedere anche le cooperative del privato sociale, ente a cui appartengono molte delle persone che svolgono il ruolo di educatori di strada. Infatti l'art.115 prevede che “i comuni, le comunità montane, i loro consorzi, i Ser.t., i centri previsti dall'art. 114 (appena visto) possono avvalersi della collaborazione di gruppi di volontaria o degli enti inseriti nell'art. 116, soggetti che svolgono queste attività con finalità di prevenzione del disagio psicosociale, assistenza, cura, riabilitazione, reinserimento del tossicodipendente, ovvero di associazione o enti di loro emanazione con finalità di educazione dei giovani, sviluppo socio-culturale della personalità, formazione professionale ed orientamento al lavoro. I responsabili di questi servizi possono autorizzare persone idonee a frequentare corsi utili all'esercizio dell'opera di prevenzione, recupero e reinserimento.” Laddove venisse utilizzato questo strumento da parte degli enti locali e venissero stipulate delle convenzioni, attraverso questi articoli si potrebbero estendere agli educatori di strada le garanzie previste per il personale medico ed il personale infermieristico. E' chiaro che a monte sarà necessaria l'individuazione di un progetto, la stipula di una convenzione in tal senso, e allora abbiamo la possibilità, anche per chi svolge questo lavoro, di avvalersi del segreto professionale e di poter avere una maggior tutela nell'ambito dell'intervento. E' chiaro che tutte queste disposizioni hanno un limite: se per esempio all'interno di una comunità, nell'ambito di un'ispezione, viene trovato un bilancino e 100 gr. di haschisc quello non è coperto da segreto professionale; c'è sempre un limite da valutare quando i fatti di reato sono così manifesti. Capiamoci, l'operatore non ha un diretto obbligo di denuncia, ma certamente il non operare può far prevedere delle ipotesi di carattere concorsuale. Cosa diversa l'episodio descritto prima, ovvero il vedere l'episodio rado di consumo e passaggio di uno spinello, ebbene riprendendolo un'altra volta ripetiamo che quello si, sarebbe coperto dalle tutele previste attraverso l'adozione degli strumenti appena illustrati.

Parlando di educatori di strada e unità di strada, sottolineiamo che è vero che il testo unico da questo punto di vista sconta il fatto che sia stato emanato nel 1990 e che i successivi interventi in materia non hanno innovato profondamente su questo terreno in un'epoca in cui gli interventi di riduzione del danno si sono fatti più frequenti nei protocolli sanitari, ma comunque vediamo che l'art. 120 prevede il diritto all'anonimato per chi si sottopone a programmi sanitari, ma prevede soprattutto che gli esercenti la professione socio-sanitaria che assistono persone dedite all'uso di sostanze stupefacenti possono avvalersi dell'ausilio del Ser.T. Ed in questo modo possono anche loro essere coperti dalle tutele a cui è soggetto il personale del Ser.T. Quindi possono usufruire anche dell'obbligo di non denuncia derivante dal segreto professionale.
Ritorniamo alla disposizione cardine dell'art.120 comma settimo la quale, qualora estesa anche a chi fa un'attività di prevenzione, può certamente permettere un assorbimento de gravoso compito assegnatogli. Anche l'art. 12215 prevede espressamente nella definizione del programma che “la stessa possa avvenire anche in collaborazione con i centri di cui all'art. 114 o avvalendosi delle cooperative di solidarietà sociale di cui all'art. 115 e da questo punto di vista stipulare iniziative rivolte ad un pieno inserimento sociale attraverso l'orientamento e la formazione professionale, attivita' di pubblica utilita' o di solidarieta' sociale. Nell'ambito dei programmi terapeutici che lo prevedono, possono adottare metodologie di disassuefazione, nonche' trattamenti psico-sociali e farmacologici adeguati. Il servizio per le tossicodipendenze controlla l'attuazione del programma da parte del tossicodipendente.” Attraverso questo disposto dell'art. 122 primo comma e l'adozione degli strumenti di cui agli articoli 114 e 115 del testo unico si potrebbe certamente prevedere una sorta di miglior inquadramento dell'operatore di prossimità al fine di poter permettergli un'estensione delle tutele che ad oggi sono previste per il personale sanitario nello svolgimento del loro delicato compito.
Andiamo a vedere un esempio pratico:
Io, operatore, porto in macchina un ragazzo contattato. Questo ragazzo ha con sé della sostanza stupefacente; certamente sarà difficile prevedere per un organo di polizia un mio addebito concorsuale anche perché io, anche come privato cittadino, non ho l'obbligo di perquisizione e denuncia e quindi potrei benissimo non essermi avveduto del fatto che questa persona porta con sé sostanza stupefacente. E' però vero che il problema può sorgere là dove si va nei luoghi di aggregazione giovanile dove certamente il consumo esiste e dove il proprio intervento può essere da alcuni letto come un evento che agevola l'intenzione del giovane di compiere determinati comportamenti. Penso in particolare alla cessione gratuita o al passaggio di pochi grammi di sostanza stupefacente. In questi casi l'adozione di un protocollo di intervento, l'essere inserito in una cornice normativa differente permetterebbe la possibilità di svolgere la professione educativa in modo molto più corretto, sicuro e garantito. Laddove la tipologia di intervento varia a secondo del luogo e delle modalità di azione della forza pubblica il prevedere anche l'attività di prevenzione estendendo la cornice normativa permetterebbe agli operatori sociali l'avvicinarsi a questi luoghi in modo molto più sicuro da un punto di vista legislativo, certo senza tollerare comportamenti che sono di comprovata cessione di rilevanti quantitativi di sostanza stupefacente. Quello che stupisce è che questi strumenti sono previsti dal testo unico, ma non sono stati quasi mai agiti se non da alcune realtà locali; ciò è preoccupante perché sicuramente si è visto che attraverso gli interventi di prevenzione degli educatori di prossimità si riesce non solo a monitorare il mondo del consumo, ma anche a fare un'attività di prevenzione più efficace. Attraverso la collaborazione con le scuole si potrebbe arrivare ad un terreno di disciplina che sicuramente permette un'azione più efficace. Se la buona volontà nell'intervento è già presente anche al di là delle garanzie esistenti, quello a cui, ripeto, bisogna puntare è una maggiore tutela degli operatori al pari del personale medico e paramedico.
Tutele che mi sembra debbano partire già dalla stesura del progetto ovvero quando si fa il progetto si deve prevedere che, in base agli articoli da te citati, l'intervento debba essere inserito in questa cornice normativa.
Le cooperative per le quali lavorano gli operatori se vengono inserite come enti ausiliari e vengono stipulati accordi dall'ente locale con il ser.t.; allora diviene più facile la possibilità di estendere anche all'operatore socio-sanitario la tutela prevista per i medici e gli esercenti la professione sanitaria come all'art. 200 del codice di procedura penale. Anche se l'operatore socio-sanitario non è solo una figura sanitaria, se il progetto viene caratterizzato come intervento socio-sanitario di prevenzione potrebbe essere possibile questa estensione di tutele.

Rispetto alla tutela del segreto professionale è importantissimo avere tutele legali, ma è anche vero che una chiarezza va posta in essere sempre sia dentro al Ser.t., che in strada. Per noi che lavoriamo nel ser.t. è più chiaro perché la cornice è maggiormente chiara e definita. Il punto è quella situazione di confine dove ti giochi la relazione, ma non solo in quanto vengono messe in discussione nel rapporto con i mondi giovanili la tua identità di operatore. Ciò è vero soprattutto nella professione dell'educatore di strada che deve avere la consapevolezza che stare in quella linea mobile dell'intervento destrutturato vuol dire non perdere mai di visti tutti gli obiettivi del percorso. E' chiaro che il supporto della formazione è fondamentale, mi piacerebbe pensare a degli eventi formativi in comune tra Ser.t., operatori di strada e pubblica polizia perché è solo nell'accettazione del lavoro degli altri e nella comprensione del limite del nostro lavoro evitiamo il rischio del divenire ibrido dell'operatore e oltre i problemi legali l'operatore si può giocare la salute. Oltre le tutele legali il problema rimane il dialogo tra le forze di polizia che devono applicare la legge e chi deve aiutare i ragazzi con modalità e tempi che non sempre coincidono con quelli della legge.



A questo proposito vediamo il caso dell'Inghilterra, dove, sebbene li si sia sempre adottato un modello medico più che un modello penale di regolamentazione degli interventi in materia di sostanze stupefacenti, lì vi sono sicuramente momenti di formazione congiunta. Le forze dell'ordine, loro si, hanno l'obbligo di intervento e denuncia, in Italia poi siamo in un regime di obbligo dell'azione penale16. Sarà quindi necessario un coordinamento ed un' azione congiunta anche perché altrimenti quella chiarezza del ruolo non viene a realizzarsi.
Un'ultima cosa sulle norme: l'art. 12717 prevede col fondo nazionale di intervento per la lotta alla droga per le regioni, anche la possibilità di realizzare progetti integrati sul territorio di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, compresi quelli volti alla riduzione del danno e la diffusione sul territorio di servizi socio-sanitari di primo intervento come le unità di strada. Solo là si parla di questi strumenti e sono i primi strumenti attraverso i quali magari si potrebbe riuscire ad arrivare ad una determinazione congiunta degli ambiti di intervento.

E' chiaro che una determinazione che preveda un intervento non solo in una fase in cui è insorta la malattia o in una fase in cui è insorta la tossicodipendenza, ma anche in una fase di prevenzione permette una maggiore chiarezza degli ambiti di intervento.




Gli educatori sono esposti anche perché spesso non è conosciuto il loro lavoro, quindi anche gli stessi enti che promuovono il loro intervento non ne conoscono i risvolti specifici e si fa fatica, poi, a richiedere questo tipo di tutele. Inoltre a volte ci troviamo di fronte a leggerezze da parte degli educatori che spesso non si pongono il tema dei rischi che corrono quando vanno a lavorare in alcuni contesti.
mercoledì 7 aprile 2010
NON PUNIBILE PER ESERCIZIO DI UN DIRITTO LA CONDOTTA DI CHI CON UN BUFFETTO FA CADERE UN CAPPELLO CON EMBLEMI NAZISTI. Nota a sentenza 437/2009 Tribunale di Lanciano.

Il Giudice monocratico del Tribunale di Lanciano , Dr. Francesco marino, ha emesso una interessante sentenza in data29.9.09-6.10.09. Il procedimento penale vedeva imputati 4 giovani antifascisti abruzzesi, assistiti dagli avv. Malandra I. , De Caro E. e Di Bucchianico, Ricucci, per i reati di violenza privata ( art. 610 c.p.) in concorso perché: “costringevano il Si. XXXX YYYYY a togliere il cappello che indossava , riproducente l'aquila e la croce celtica, con minaccia consistita nell'accerchiarlo, girandogli intorno , nel guardarlo in modo provocatorio indicando il cappello e nel proporgli la possibilità, in caso contrario, di subire delle conseguenze molto dannose per la sua persona. In San Vito Chietino il 26.7.2005).
I fatti per come emersi nel corso del dibattimento sono risultati i seguenti: la sera del 26.7.05 era in svolgimento a S. Vito Chietino la festa di “Alleanza Nazionale” ed il giovane militante delpartito Sig. XXXX YYYY si trovava nel luogo della festa indossando un cappellino con visiera che riportava l'effige dell'aquila con la croce cweltica. Ad un certo punto allo stesso si avvicinarono tre/quattro giovani dello stesso paese simpatizzanti di “Rifondazione Comunista” che iniziarono a chiedergli con insistenza di togliersi il copricapo e di consegnarlo a loro . Il gioane , intimidito, si tolse il copricapo ma rifiutò di consegnarlo agli imputati e guardò nella direzione ove era suo zio in cerca di aiuto. Questi sopraggiunse e chiese cosa stesse accadendo. I 4 antagonisti politici del XXX YYY dissero che non volevano edere il simbolo della croce celtica in quanto contrari al nazismo. Intervenne un altro sodale del XXX YYY il quale prese il cappello e se lopose sulla testa e uno dei giovani imputati con un buffetto cercò senza riuscirvi di far cadere il cappello.Ne nacque un'accesa discussione tra i membri delle due fazioni politiche contrapposte, i cui gruppi si erao accresciuti in numero , senza che,. Per fortuna si arrivasse alle mani.
Il Giudice nota che la contrapposizione è avvenuta per motivi politici sostanzialmente riconducibili alla libera espressione del pensiero tutelata dalla nostra Costituzione all'art. 21. tuttavia la condotta dei quattro per sovrabbondanza numerica e tono delle espressioni usate: “se non togli il cappello finisce male” ha sicuramente realizzato una coartazione della volontà della persona offesa che vale a configurare l'elemento materiale del reato di violenza privata. Ciò posto deve rilevarsi che la coartazione posta in essere risulta scriminata alla luce della condotta posta in essere dalla persona offesa in sé costituente reato. Infatti i simboli ostentati sul cappello indossato dal XXXX YYYY, ossia l'aquila e la croce celtica,sono stati ( e sono tuttora) utilizzati da partiti e movimenti di estrema destra in Italia ed in Europa ispirati alle tragiche vicende del fascismo e del nazismo e come tali comunemente riconoscibili ed identificabili. Si tratta di simboli che, per fattoo notorio, caratterizzano iconologicamente organizzazioni, associazioni gruppi che, raccogliendo la “tradizione” culturale del nazismo e del fascismo, coltivano tra i propri scopi l'incitamento alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e la cui costituzione, pertanto, è vietata dalla Legge italiana ( art 3 III c L n.654 del 1975). Orbene anche l'art 2 del D. Lgs n.122 del 1993 ( c.d. Legge Mancino) punisce come reato l'ostentazione di emblemi o simboli dei movimenti e gruppi di cui all'art 3III c. L. 654/75 in occasione di pubbliche riunioni, ipotesi ricorrente nel caso di specie ( festa di partito). Pertanto la coazione posta in essere dagli odierni imputati, condotta con le modalità non particolarmente aggressive riferite dalla persona offesa, tali quindi da potersi ritenere proporzionate al fatto, può ritenersi giustificata dalla finalità di impedire la commissione di un reato da parte del XXXX YYYY”.
La sentenza in commento offre un interessante ricostruzione della scriminante dell'esercizio di un diritto/adempimento di un dovere ricostruendo correttamente le condizioni per l'applicazione della scriminante in oggetto : quali l'aver compiuto un reato al fine di esercitare un proprio diritto, la proporzionalità tra la condotta posta in essere e il diritto esercitato e il diritto violato, e coerentemente il Giudice frentano fa riferimento a una sentenza della Cassazione che ha stabilito che: “ Ai fini della sussistenza o meno del reato di violenza privata, la coazione deve ritenersi giustificata non solo quando ricorra una delle cause di giustificazione previste dagli artt. 51-54 c.p. ma anche quando la violenza o minaccia sia adoperata per impedire l'esecuzione o la permanenza di un reato... però..anche quando la coazione sia stata usta per impedire la commissione di un reato, non può prescindersi da un criterio di proporzionalità tra il mezzo adoperato e il reato che si intendeva impedire” ( Cass. Pen sez. V 7.6.1988 n. 5423).

Bologna-Chieti 15 marzo 2010

avv. Isidoro Malandra
avv. Elia De Caro ( Retelegale Bologna)
lunedì 15 febbraio 2010
Retelegale è il risultato dell’incontro di persone che esercitano la professione forense con l’obiettivo di tutelare i più deboli e chi, in generale, non è in una posizione di parità contrattuale.
Il promuovere, il sostenere e l’appoggiare iniziative di solidarietà e tutela sociale sono solo alcuni degli scopi che si propone l’associazione.
Coerentemente con le finalità perseguite, Retelegale vuole, nell’attuale quadro, fornire un contributo tecnico a tutti i soggetti protagonisti delle ultime vicende e che hanno dato vita all'”onda” studentesca.
Come la nostra impostazione impone, non entriamo nel merito della vicenda ma forniamo strumenti giuridici che tutti possono utilizzare. Indichiamo quali sono i comportamenti vietati e quali sono consentiti in forza dell'interpretazione del diritto che risulta dalla disamina della migliore giurisprudenza.

Sull'arbitrarietà nelle c.d. “ occupazioni scolastiche” da parte di studenti.

La giurisprudenza di merito e di legittimità si è espressa in più occasioni sulla liceità penale ( o meno) delle occupazioni scolastiche.

Con sentenza del 30 marzo 2000 la II sezione della Corte di cassazione è intervenuta sul punto statuendo che: “ Non è applicabile l'art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l'arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. .... L'edificio scolastico, inoltre, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all'edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l'attività scolastica in senso stretto.”

Tale sentenza ha, inoltre, il pregio di individuare correttamente il momento consumativo e la condotta del reato contestato ed opera una sagace distinzione tra il momento dell'invasione di un edificio e quello della permanenza non consentita all'interno degli spazi stabilendo che non è possibile assimilare la seconda alla prima in quanto “ quando il legislatore ha voluto caratterizzare come fatto penalmente rilevante la permanenza arbitraria all'interno di un luogo, lo ha fatto con una previsione espressa, inversamente si incorrerebbe nella vietata analogia in malam partem ”.

Pregevole appare anche la ricostruzione dell'alterità del bene invaso in relazione agli edifici scolastici. La Corte regolatrice sottolinea che ai sensi del D.P.R. 21.5.74 n. 416 la scuola costituisce una realtà non estranea agli studenti che contribuiscono e concorrono alla sua formazione e al suo mantenimento con un potere-dovere di collaborare alla protezione e alla conservazione della stessa per cui non sembra configurabile un loro limitato diritto d'accesso nelle sole ore in cui è prevista l'attività didattica in senso stretto.

In tale disposto la Corte regolatrice stabilisce che nel reato di cui al 633 c.p. il termine invasione va interpretato come “una qualunque intromissione dall'esterno con modalità violente “

Altra pronuncia di legittimità soccorre nella ricostruzione dei contorni del reato in esame stabilendo che: “Il reato in questione costituisce una delle ipotesi di illiceità speciale: il fatto oggettivo dell'arbitrarietà del comportamento, essendo elemento costitutivo di fattispecie, deve riversarsi nell'elemento soggettivo del reato e costituire oggetto di rappresentazione e volizione da parte del soggetto agente,con la conseguenza che qualora il soggetto agente cada in errore sull'effettiva portata di una norma extrapenale, ritenendo legittimo il proprio comportamento, deve essere esente da responsabilità per mancanza di dolo ex art. 47 III comma c.p. Dal momento che non si è rappresentato un elemento positivo della fattispecie”( così Cass. Sez. II, 17.5.1988, Oliva).

Tali statuizioni portano a concludere che l'esistenza per gli studenti di un diritto di critica fondato sulla loro libertà di espressione, pensiero e associazione all'interno della scuola fondano per gli studenti l'esercizio di un diritto che non verrebbe solo supposto dagli stessi ma che fonderebbe un'oggettiva causa di giustificazione.

Sulla interruzione di pubblico servizio

Diversa è la fattispecie di cui all'art. 340 c.p. che, laddove non vi sia un complessivo assenso ed una partecipazione alle iniziative di protesta da parte degli insegnanti, dei presidi, del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola (ATA) potrebbe integrarsi nel caso in cui gli studenti impedissero deliberatamente il regolare svolgimento delle lezioni.
A tale fine si indica la giurisprudenza più signifivcativa.
“Se la c.d. "occupazione" della scuola da parte degli studenti avviene senza modalità invasive, e cioè consentendo lo svolgersi delle lezioni e l'accesso degli addetti, non è configurabile il reato di interruzione di pubblico servizio , neanche se l'attività didattica si svolge con difficoltà ed in mezzo a confusione. Tribunale Siena, 29 ottobre 2001”.
“L'occupazione temporanea di una scuola, sebbene per motivi sindacali, integra gli estremi della fattispecie di cui all'art. 340 c.p. quando le modalità di condotta, volte ad alterare il normale svolgimento del servizio scolastico, esorbitano dal legittimo esercizio dei diritti di cui agli artt. 17 e 21 Cost., ledendo altri interessi costituzionalmente garantiti.” Cassazione penale , 03 luglio 2007 , n. 35178.

31/10/08

Retelegale.net
martedì 9 febbraio 2010
Nella Gazzetta Ufficiale n° 254 del 31 ottobre 2009 serie generale è stato pubblicato il DLGS n° 150 del 27 ottobre 2009 ( la c.d Riforma Brunetta) che avrebbe lo scopo di parificare il sistema di gestione del rapporto di lavoro pubblico a quello privato. Ed in particolare introduce il criterio della meritocrazia. Quello di cui mi occuperò in sintesi sarà di esplicare il nuovo sistema sanzionatorio , che dal 15 novembre 2009 è in vigore, nell'ambito del comparto scuola.
Prima di entrare nel merito della c.d Riforma Brunetta è necessario ricordare alcuni principi.

La libertà di insegnamento
"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento" art. 33 della Costituzione. L' articolo 13 della Carta Europea dei Diritti dell'uomo prevede che le arti e la ricerca scientifica sono libere. La libertà accademica è rispettata. Il Testo unico della Scuola prevede che "... ai docenti è garantita la libertà di insegnamento intesa ... come libera espressione culturale del docente. L'esercizio di tale libertà è diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalità degli alunni" ."Le amministrazioni pubbliche garantiscono la libertà di insegnamento e l'autonomia professionale nello svolgimento dell'attività didattica, scientifica e di ricerca" ("Gestione delle risorse umane" art. 7 DLgs 165/2001). Su tale questione non sono possibili mediazioni, perchè la libertà di insegnamento, quella reale, garantita dall'art. 33 della Costituzione, è in tutta evidenza di natura individuale: il titolare della libertà è il singolo docente il quale, in piena autonomia, proprio perché libero, decide le modalità E’ evidente che, nei testi citati, la libertà di insegnamento corrisponde all’ autonomia del singolo docente, che nelle sue scelte e nei suoi indirizzi didattici raccorda la libertà del suo pensiero e della cultura che professa alle “ norme generali sull’istruzione ” .L'articolo 395 del dlgs.297 del 1994 prevede che la funzione docente è intesa come esplicazione essenziale dell’attività di trasmissione della cultura, di contributo all’elaborazione di essa e di impulso alla partecipazione dei giovani a tale processo e alla formazione umana e critica della loro personalità. I docenti delle scuole di ogni ordine e grado, oltre a svolgere il loro normale orario di insegnamento,espletano le altre attività connesse con la funzione docente, tenuto conto dei rapporti inerenti alla natura dell’attività didattica e della partecipazione al governo della comunità scolastica.
Il ruolo rivestito dai docenti è di grande responsabilità sociale , perchè contribuire alla formazione e alla "educazione" dell'individuo è un qualcosa di determinante per la formazione della coscienza critica e sociale della persona. E' del tutto evidente che creare un sistema di norme e di burocratizzazione , come quello posto in essere dalla c.d. riforma Brunetta, ha il mero scopo di inibire tale libertà di insegnamento e di limitarne la piena esplicazione.
Tale Riforma, se così la si può definire, è pessima per varie ragioni, sia perchè introduce ex lege il principio della meritocrazia , sia perchè è stata forgiata con un fretta tale da rendere difficile la interpretazione delle norme da applicarsi in particolare per il personale docente in tema di sanzioni disciplinari. Ma l'elemento che dovrà fare riflettere tutti è che si è consolidato il principio della non differenziazione tra il soggetto accusatore e giudicante ovvero l'amministrazione Pubblica accusa il suo personale e la stessa Amministrazione provvede a giudicarlo. Ciò è quello che di norma si verifica da decenni nel settore privato del lavoro , ed è un ulteriore ravvicinamento del lavoro "pubblico" al lavoro "privato". Ma la cosa più preoccupante è data dal fatto che il vero datore di lavoro non è più lo Stato ma chi usufruisce del servizio scolastico ovvero gli studenti ed i genitori. Questo principio non è scritto espressamente ma lo si ricava da vari elementi che mineranno sempre di più la libertà di insegnamento come sopra esplicata.

La Riforma Brunetta
Il Titolo IV Nuove norme generali sull' ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche al capo V, tratta la questione inerente le sanzioni disciplinari e responsabilità dei dipendenti pubblici. In particolare l'articolo 69 del detto decreto legislativo introduce l'articolo 55 bis e seguenti al dlgs 165 del 2001 che è una sorta di Testo unico per i dipendenti della Pubblica Amministrazione in tema di disciplina del rapporto di lavoro.
Per quanto concerne la Scuola occorre specificare che vengono abrogati gli articoli dal 502 al 507 del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297 ( Testo Unico Scuola); PARTE III - PERSONALE TITOLO I - PERSONALE DOCENTE, EDUCATIVO, DIRETTIVO E ISPETTIVO CAPO IV - Disciplina Sezione I - Sanzioni disciplinari. Per il personale docente, grazie al rinvio ( ancora operativo per tale parte normativa) della legge al contratto in essere, (le cui disposizioni possono considerarsi sopravvissute) si considerano ancora vigenti gli artt. da 492 a 501 del D.Lgs 297/94, per le altre sanzioni previste dal presente decreto quale la sospensione dal servizio e dalla retribuzione sino a dieci giorni lo stesso dlgs è applicabile tramite interpretazione che si ricava dal dettato normativo in essere, invece non è applicabile la sanzione del richiamo verbale poichè per il personale docente tale fattispecie non è prevista.
Discorso diverso per il personale ATA poichè le sanzioni considerate sono in linea di massima già disciplinate dagli artt.92 e 93 , 95del ccnl comparto scuola vigente.
Occorre precisare, come esplicato dalla Circolare numero 9 del Ministero Pubblica Funzione che la nuova disciplina procedurale si applica a tutti i fatti disciplinarmente rilevanti per i quali gli organi dell'Amministrazione ai quali è demandata la competenza a promuovere l'azione disciplinare acquisiscono la notizia dell'infrazione dopo il 16 novembre 2009.
Ciò che voglio evidenziare prima di dare seguito alla nuova disciplina in tema di procedimento disciplinare è il seguente articolo del DLGS n° 150 del 27 ottobre 2009, articolo 55 sexies comma 3( come aggiunto all' articolo 55 del dgl 165 del 2001) : Il mancato esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare, dovuti all'omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull'insussistenza dell'illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravita' dell'infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresi' la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo. A ciò si deve aggiungere anche la decurtazione della retribuzione c.d. di risultato, sempre del Dirigente che "non vigila" o non sanzioni i suoi dipendenti... Quindi il Dirigente che non ponga in essere un comportamento "collaborativo " con l'Amministrazione di appartenenza od ometta l'avvio di un procedimento disciplinare rischia delle gravi ricadute...detto in parole povere è una forma di scriminante per incrementare l'accanimento e la persecuzione nei confronti del personale scolastico.
Si deve evidenziare che il nuovo sistema sanzionatorio tramite una lettura incrociata tra l'articolo 1339 del cc e 1419 cc secondo comma è un sistema c.d. imperativo ovvero è inserito di diritto all'interno delle fattispecie ivi previste dal ccnl comparto scuola e quindi inderogabili da parte dello stesso ccnl applicato.

Premesso ciò, entriamo nello specifico dell'articolo 69 del dlgs.150 del 2009 ove si evidenzia quanto segue:
Per le infrazioni di minore gravita', per le quali e' prevista l'irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per piu' di dieci giorni, il procedimento disciplinare, se il responsabile della struttura ha qualifica dirigenziale, si svolge secondo le disposizioni del comma 2. Ovvero Il responsabile, con qualifica dirigenziale, della struttura in cui il dipendente lavora, anche in posizione di comando o di fuori ruolo, quando ha notizia di comportamenti punibili con taluna delle sanzioni disciplinari di cui al comma 1( sanzioni che vanno dal rimprovero verbale ma inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni), primo periodo, senza indugio e comunque non oltre venti giorni contesta per iscritto l'addebito al dipendente medesimo e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con l'eventuale assistenza di un procuratore ovvero di un rappresentante dell'associazione sindacale cui il lavoratore aderisce o conferisce mandato, con un preavviso di almeno dieci giorni. Entro il termine fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi, puo' inviare una memoria scritta o, in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine per l'esercizio della sua difesa. Dopo l'espletamento dell'eventuale ulteriore attivita' istruttoria, il responsabile della struttura conclude il procedimento, con l'atto di archiviazione o di irrogazione della sanzione, entro sessanta giorni dalla contestazione dell'addebito. In caso di differimento superiore a dieci giorni del termine a difesa, per impedimento del dipendente, il termine per la conclusione del procedimento e' prorogato in misura corrispondente.
Il differimento puo' essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento. La violazione dei termini stabiliti nel presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa. L'elemento particolare è dato dal fatto che per i docenti non è prevista la sanzione del richiamo verbale, al contrario dei dipendenti ATA .

Quindi, detto brevemente, le principali novità, declinate per il personale docente e ATA delle scuole sono:( nota dell' Ufficio Scolastico Regionale dell'Umbria n° di protocollo AOODRUM 6927/C2 - Direzione Generale- del 3 dicembre 2009 che si reputa condivisibile)
- competenza del dirigente scolastico: per sanzioni che vanno dal rimprovero verbale( solo per personale ATA rimprovero verbale , per i docenti la sanzione minima è il richiamo scritto) alla sospensione dal servizio e dalla retribuzione fino a 10 giorni.

- competenza dell'Ufficio per i procedimenti disciplinari", che, come prevede la norma, ciascuna Amministrazione dovrà individuare, per i casi di maggiore gravità. ( al momento , dal mio punto di vista, tale competenza salvo diversa indicazione è dell'ufficio contenzioso dell'USR di appartenenza salvo delega espressa e formale a favore dell'USP sempre di appartenenza)

Fasi Procedimentali
Circa le "fasi" del procedimento disciplinare (cfr i primi due commi del nuovo art. 55bis del D.Lgs. n. 165/2001) si riassumono in modo sintetico, limitatamente alle infrazioni punibili dal dirigente scolastico, le principali innovazioni:

* dal momento della "notizia" del comportamento punibile, il dirigente scolastico, entro il termine tassativo di 20 giorni, contesta per iscritto l'addebito al dipendente e lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, con un preavviso di almeno 10 giorni; nel contraddittorio il dipendente può farsi assistere da un legale o da un sindacalista;
* entro il termine fissato, il dipendente convocato, se non intende presentarsi, può inviare una memoria scritta, oppure, in caso di grave ed oggettivo impedimento, formulare motivata istanza di rinvio del termine;
* il procedimento deve concludersi entro 60 giorni dalla contestazione dell'addebito, con l'archiviazione o con l'irrogazione della sanzione; - se il rinvio chiesto dal dipendente, qualora accordato sussistendone i motivi, è superiore a 10 giorni, il termine per la conclusione del procedimento è prolungato in misura corrispondente; il differimento del termine può essere disposto per una sola volta nel corso del procedimento;
* la violazione dei termini stabiliti comporta, la decadenza dall'azione disciplinare, con responsabilità disciplinare del dirigente se questi abbia commesso omissioni o ritardi; per il dipendente, comporta la decadenza dall'esercizio del diritto di difesa;
* per sanzioni superiori a quelle irrogabili dal dirigente scolastico provvede l’USP dell’ambito territoriale di riferimento, mediante le identiche procedure.

Non sono più previsti, per il personale docente i pareri obbligatori degli organi collegiali che caratterizzavano la precedente modalità procedurale; mentre per il personale ATA vi è una sostanziale conferma, fatta eccezione dei termini che risultano abbreviati.

Quando il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale o comunque per le infrazioni punibili con sanzioni piu' gravi di quelle indicate nel primo periodo( sanzioni che prevedono come minimo la sospensione dal servizio e più di dieci giorni di decurtazione della retribuzione), il procedimento disciplinare si svolge secondo le disposizioni del comma 4. Il comma 4 sul punto prevede testualmente che ciascuna amministrazione, secondo il proprio ordinamento, individua l'ufficio competente per i procedimenti disciplinari; il predetto ufficio contesta l'addebito al dipendente, lo convoca per il contraddittorio a sua difesa, istruisce e conclude il procedimento secondo quanto previsto nel comma 2( ovvero contestare per iscritto l'addebito entro 20 giorni da quando si ha notizia di comportamenti sanzionabili, ed entro 60 giorni deve concludersi il procedimento salvo proroga non inferiore al tempo del differimento per impedimento del dipendente a formulare le proprie difese ), se la sanzione da applicare e' piu' grave della sospensione dal servizio con decurtazione di almeno giorni 10 della retribuzione,con applicazione di termini pari al doppio di quelli ivi stabiliti e salva l'eventuale sospensione ai sensi dell'articolo 55-ter( che verrà trattato successivamente). Il termine per la contestazione dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 3 ovvero dalla data nella quale l'ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell'infrazione, mentre la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento resta comunque fissata alla data di prima acquisizione della notizia dell'infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura in cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui al presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa. Quindi si deduce che alle infrazioni per le quali e' previsto il rimprovero verbale(solo per il personale ATA ) si applica la disciplina stabilita dal contratto collettivo ovvero articolo 93 primo comma CCNL del 2007)
Per quanto riguarda invece la questione della reggenza dell'Istituto Scolastico da parte di soggetto incaricato che non abbia qualifica dirigenziale si desume che: nei confronti del personale ATA può essere irrogata la sanzione del rimprovero verbale, le altre sanzioni invece devono essere irrogate dall'ufficio competente dell'USP o dell'USR; nei confronti del personale docente invece l'incaricato non avente qualifica dirigenziale non può irrogare alcuna sanzione rilevato che il richiamo verbale non è previsto per il personale docente. Quindi, in tale caso le sanzioni, a partire dal richiamo scritto devono essere applicate da parte dell'ufficio competente dell'USP o dell'USR.

Occorre rilevare che il responsabile della struttura, se non ha qualifica dirigenziale ovvero se la sanzione da applicare e' piu' grave di quelle della sospensione con decurtazione di 10 giorni della retribuzione, trasmette gli atti, entro cinque giorni dalla notizia del fatto, all'ufficio individuato ut supra dandone contestuale comunicazione all'interessato.

Competenza (nota dell' Ufficio Scolastico Regionale dell'Umbria n° di protocollo AOODRUM 6927/C2 - Direzione Generale- del 3 dicembre 2009 che si reputa condivisibile)
I criteri per definire la gravità della sanzione (e quindi la competenza ad irrogare la sanzione) non presentano particolari difficoltà. Infatti, per le infrazioni disciplinari e sanzioni previste dal contratto per il personale ATA è di facile lettura la fattispecie di cui all’art 93 del CCNL che, nelle sanzioni previste dalla lettere a) , b), c), d) determina la competenza del dirigente scolastico, mentre nelle sanzioni previste dalle lettere e) ed f) determina la competenza dell’USP.

Per il personale docente, grazie al rinvio ( ancora operativo per tale parte normativa) della legge al contratto in essere, (le cui disposizioni possono considerarsi sopravvissute) si considerano ancora vigenti gli artt. da 492 a 501 del D.Lgs 297/94. Tali articoli non prevedono la differenza " fino a 10 giorni e superiori a 10 giorni, (come per il personale ATA) perché l’art 494 prevede genericamente la " sospensione dall’insegnamento o dall’ufficio fino ad un mese". In questo caso si consigliano le SS.LL. di predeterminare la tipologia della sanzione (se superiore o inferiore a 10 gg - in relazione alla gravità del comportamento) e trattare di conseguenza il procedimento, direttamente o rimetterlo al competente USP.

Comunicazione procedimento disciplinare
Il comma 5 del presente articolo prevede che ogni comunicazione al dipendente, nell'ambito del procedimento disciplinare, e' effettuata tramite posta elettronica certificata, nel caso in cui il dipendente dispone di idonea casella di posta, ovvero tramite consegna a mano. Per le comunicazioni successive alla contestazione dell'addebito, il dipendente puo' indicare, altresi', un numero di fax, di cui egli o il suo procuratore abbia la disponibilita'. In alternativa all'uso della posta elettronica certificata o del fax ed altresi' della consegna a mano, le comunicazioni sono effettuate tramite raccomandata postale con ricevuta di ritorno. Il dipendente ha diritto di accesso agli atti istruttori del procedimento. E' esclusa l'applicazione di termini diversi o ulteriori rispetto a quelli stabiliti nel presente articolo.

Istruttoria
Nel comma 6 si evince in particolare che nel corso dell'istruttoria, il capo della struttura o l'ufficio per i procedimenti disciplinari possono acquisire da altre amministrazioni pubbliche informazioni o documenti rilevanti per la definizione del procedimento. La predetta attivita' istruttoria non determina la sospensione del procedimento, ne' il differimento dei relativi termini Il termine per la contestazione dell'addebito decorre dalla data di ricezione degli atti trasmessi ai sensi del comma 3 ovvero dalla data nella quale l'ufficio ha altrimenti acquisito notizia dell'infrazione, mentre la decorrenza del termine per la conclusione del procedimento resta comunque fissata alla data di prima acquisizione della notizia dell'infrazione, anche se avvenuta da parte del responsabile della struttura in cui il dipendente lavora. La violazione dei termini di cui al presente comma comporta, per l'amministrazione, la decadenza dall'azione disciplinare ovvero, per il dipendente, dall'esercizio del diritto di difesa.
Nel comma 7 si legge che il lavoratore dipendente o il dirigente, appartenente alla stessa amministrazione pubblica dell'incolpato o ad una diversa, che, essendo a conoscenza per ragioni di ufficio o di servizio di informazioni rilevanti per un procedimento disciplinare in corso, rifiuta, senza giustificato motivo, la collaborazione richiesta dall'autorita' disciplinare procedente ovvero rende dichiarazioni false o reticenti, e' soggetto all'applicazione, da parte dell'amministrazione di appartenenza, della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, commisurata alla gravita' dell'illecito contestato al dipendente, fino ad un massimo di quindici giorni.

Trasferimento dipendente , dimissioni dipendente e procedimento disciplinare
Nel comma 8 che si rileva che in caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un'altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare e' avviato o concluso o la sanzione e' applicata presso quest'ultima. In tali casi i termini per la contestazione dell'addebito o per la conclusione del procedimento, se ancora pendenti, sono interrotti e riprendono a decorrere alla data del trasferimento. Il comma 9, rileva che in caso di dimissioni del dipendente, se per l'infrazione commessa e' prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e' stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro.
In caso di dimissioni del dipendente, se per l'infrazione commessa e' prevista la sanzione del licenziamento o se comunque e' stata disposta la sospensione cautelare dal servizio, il procedimento disciplinare ha egualmente corso secondo le disposizioni del presente articolo e le determinazioni conclusive sono assunte ai fini degli effetti giuridici non preclusi dalla cessazione del rapporto di lavoro.

Procedimento disciplinare e penale
L'articolo 69 introduce anche l'articolo 55 ter all'articolo 55 del dlgs 165 del 2001. Tale articolo disciplina i rapporti fra il procedimento disciplinare ed il procedimento penale.
1. Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l'autorita' giudiziaria, e' proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le infrazioni di minore gravita', di cui all'articolo 55-bis, comma 1 ( infrazioni per le quali e' prevista l'irrogazione di sanzioni superiori al rimprovero verbale ed inferiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per piu' di dieci giorni), non e' ammessa la sospensione del procedimento.
Per le infrazioni di maggiore gravita', di cui all'articolo 55-bis, comma 1 ( sanzioni superiori alla sospensione dal servizio con privazione della retribuzione per più di dieci giorni), l'ufficio competente, nei casi di particolare complessita' dell'accertamento del fatto addebitato al dipendente e quando all'esito dell'istruttoria non dispone di elementi sufficienti a motivare l'irrogazione della sanzione, puo' sospendere il procedimento disciplinare fino al termine di quello penale, salva la possibilita' di adottare la sospensione o altri strumenti cautelari nei confronti del dipendente.
2. Se il procedimento disciplinare, non sospeso, si conclude con l'irrogazione di una sanzione e, successivamente, il procedimento penale viene definito con una sentenza irrevocabile di assoluzione che riconosce che il fatto addebitato al dipendente non sussiste o non costituisce illecito penale o che il dipendente medesimo non lo ha commesso, l'autorita' competente, ad istanza di parte da proporsi entro il termine di decadenza di sei mesi dall'irrevocabilita' della pronuncia penale, riapre il procedimento disciplinare per modificarne o confermarne l'atto conclusivo in relazione all'esito del giudizio penale. Quindi in tale caso l'amministrazione non si attiva di ufficio ma solo tramite istanza di parte.
3. Invece , Se il procedimento disciplinare si conclude con l'archiviazione ed il processo penale con una sentenza irrevocabile di condanna, l'autorita' competente riapre il procedimento disciplinare per adeguare le determinazioni conclusive all'esito del giudizio penale.
Il procedimento disciplinare e' riaperto, altresi', se dalla sentenza irrevocabile di condanna risulta che il fatto addebitabile al dipendente in sede disciplinare comporta la sanzione del licenziamento, mentre ne e' stata applicata una diversa.
4. Nei casi di cui ai commi 1, 2 e 3 il procedimento disciplinare e', rispettivamente, ripreso o riaperto entro sessanta giorni dalla comunicazione della sentenza all'amministrazione di appartenenza del lavoratore ovvero dalla presentazione dell'istanza di riapertura ed e' concluso entro centottanta giorni dalla ripresa o dalla riapertura. La ripresa o la riapertura avvengono mediante il rinnovo della contestazione dell'addebito da parte dell'autorita' disciplinare competente ed il procedimento prosegue secondo quanto previsto nell'articolo 55-bis. Ai fini delle determinazioni conclusive, l'autorita' procedente, nel procedimento disciplinare ripreso o riaperto, applica le disposizioni dell'articolo 653, commi 1 ed 1-bis, del codice di procedura penale. 1 bis. Tale articolo del codice di procedura penale riguarda la efficacia della sentenza penale nel giudizio disciplinare.
1. La sentenza penale irrevocabile di assoluzione ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all'accertamento che il fatto non sussiste o non costituisce illecito penale ovvero che l'imputato non lo ha commesso.
1-bis. La sentenza penale irrevocabile di condanna ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alle pubbliche autorità quanto all'accertamento della sussistenza del fatto, della sua illiceità penale e all'affermazione che l'imputato lo ha commesso.

Licenziamento
L'articolo 55 quater invece tratta la questione del licenziamento disciplinare.
Si ricorda che il solo organo competente ad irrogare il licenziamento è l'ufficio contenzioso o dell'USR o dell'USP solo se delegato espressamente e formalmente da parte dell'USR. Il Dirigente Scolastico non è competente per attuare il licenziamento.

Art. 55-quater (Licenziamento disciplinare). - 1. Ferma la disciplina in tema di licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo e salve ulteriori ipotesi previste dal contratto collettivo, si applica comunque la sanzione disciplinare del licenziamento nei seguenti casi:
a) falsa attestazione della presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalita' fraudolente, ovvero giustificazione dell'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o che attesta falsamente uno stato di malattia;
b) assenza priva di valida giustificazione per un numero di giorni, anche non continuativi, superiore a tre nell'arco di un biennio o comunque per piu' di sette giorni nel corso degli ultimi dieci anni ovvero mancata ripresa del servizio, in caso di assenza ingiustificata, entro il termine fissato dall'amministrazione;
c) ingiustificato rifiuto del trasferimento disposto dall'amministrazione per motivate esigenze di servizio;
d) falsita' documentali o dichiarative commesse ai fini o in occasione dell'instaurazione del rapporto di lavoro ovvero di progressioni di carriera;
e) reiterazione nell'ambiente di lavoro di gravi condotte aggressive o moleste o minacciose o ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignita' personale altrui;
f) condanna penale definitiva, in relazione alla quale e' prevista l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ovvero l'estinzione, comunque denominata, del rapporto di lavoro.
2. Il licenziamento in sede disciplinare e' disposto, altresi', nel caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e' dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all'articolo 54.( codici che di norma dovrebbero essere consegnati al lavoratore al momento dell'assunzione, ma si reputa idonea anche la mera pubblicazione nel sito internet del Ministero della Istruzione, dell'Usp o USR di appartenenza)
3. Nei casi di cui al comma 1, lettere a), d), e) ed f), il licenziamento e' senza preavviso.
Per quanto concerne il licenziamento connesso al caso di prestazione lavorativa, riferibile ad un arco temporale non inferiore al biennio, per la quale l'amministrazione di appartenenza formula, ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, una valutazione di insufficiente rendimento e questo e' dovuto alla reiterata violazione degli obblighi concernenti la prestazione stessa è importante sottolineare che l'articolo 74 del dlgs 150 del 2009 prevede che la costituzione dell' organismo indipendente di valutazione della performance resta comunque esclusa nell'ambito del sistema scolastico e delle istituzioni di alta formazione artistica e musicale. Quindi, ad oggi tale fattispecie di licenziamento risulterebbe difficilmente applicabile....nel sistema scolastico anche perchè contrasterebbe gravemente con l'articolo 33 della Costituzione in tema di libertà di insegnamento...

False attestazioni o certificazioni
Viene introdotto anche l'Art. 55-quinquies che disciplina la questione inerente le False attestazioni o certificazioni. - 1. Fermo quanto previsto dal codice penale, il lavoratore dipendente di una pubblica amministrazione che attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l'alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalita' fraudolente, ovvero giustifica l'assenza dal servizio mediante una certificazione medica falsa o falsamente attestante uno stato di malattia e' punito con la reclusione da uno a cinque anni e con la multa da euro 400 ad euro 1.600. La medesima pena si applica al medico e a chiunque altro concorre nella commissione del delitto.
2. Nei casi di cui al comma 1, il lavoratore, ferme la responsabilita' penale e disciplinare e le relative sanzioni, e' obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione, nonche' il danno all'immagine subiti dall'amministrazione.
3. La sentenza definitiva di condanna o di applicazione della pena per il delitto di cui al comma 1 comporta, per il medico, la sanzione disciplinare della radiazione dall'albo ed altresi', se dipendente di una struttura sanitaria pubblica o se convenzionato con il servizio sanitario nazionale, il licenziamento per giusta causa o la decadenza dalla convenzione. Le medesime sanzioni disciplinari si applicano se il medico, in relazione all'assenza dal servizio, rilascia certificazioni che attestano dati clinici non direttamente constatati ne' oggettivamente documentati.

Responsabilità disciplinare e condotte pregiudizievoli per l'amministrazione
L'Art. 55-sexies invece riguarda la questione inerente la responsabilita' disciplinare per condotte pregiudizievoli per l'amministrazione e limitazione della responsabilita' per l'esercizio dell'azione disciplinare. -
1. La condanna della pubblica amministrazione al risarcimento del danno derivante dalla violazione, da parte del lavoratore dipendente, degli obblighi concernenti la prestazione lavorativa, stabiliti da norme legislative o regolamentari, dal contratto collettivo o individuale, da atti e provvedimenti dell'amministrazione di appartenenza o dai codici di comportamento di cui all'articolo 54, comporta l'applicazione nei suoi confronti, ove gia' non ricorrano i presupposti per l'applicazione di un'altra sanzione disciplinare, della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione da un minimo di tre giorni fino ad un massimo di tre mesi, in proporzione all'entita' del risarcimento.
2. Fuori dei casi previsti nel comma 1, il lavoratore, quando cagiona grave danno al normale funzionamento dell'ufficio di appartenenza, per inefficienza o incompetenza professionale accertate dall'amministrazione ai sensi delle disposizioni legislative e contrattuali concernenti la valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche, e' collocato in disponibilita', all'esito del procedimento disciplinare che accerta tale responsabilita', e si applicano nei suoi confronti le disposizioni di cui all'articolo 33, comma 8, e all'articolo 34, commi 1, 2, 3 e 4.( norme che disciplinano il rapporto del personale in disponibilità )

3. Il mancato esercizio o la decadenza dell'azione disciplinare, dovuti all'omissione o al ritardo, senza giustificato motivo, degli atti del procedimento disciplinare o a valutazioni sull'insussistenza dell'illecito disciplinare irragionevoli o manifestamente infondate, in relazione a condotte aventi oggettiva e palese rilevanza disciplinare, comporta, per i soggetti responsabili aventi qualifica dirigenziale, l'applicazione della sanzione disciplinare della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione in proporzione alla gravita' dell'infrazione non perseguita, fino ad un massimo di tre mesi in relazione alle infrazioni sanzionabili con il licenziamento, ed altresi' la mancata attribuzione della retribuzione di risultato per un importo pari a quello spettante per il doppio del periodo della durata della sospensione. Ai soggetti non aventi qualifica dirigenziale si applica la predetta sanzione della sospensione dal servizio con privazione della retribuzione, ove non diversamente stabilito dal contratto collettivo.
4. La responsabilita' civile eventualmente configurabile a carico del dirigente in relazione a profili di illiceita' nelle determinazioni concernenti lo svolgimento del procedimento disciplinare e' limitata, in conformita' ai principi generali, ai casi di dolo o colpa grave.

Le assenze e procedimenti disciplinari
L'Art. 55-septies riguarda la disciplina inerente i controlli sulle assenze. -

1. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
2. In tutti i casi di assenza per malattia la certificazione medica e' inviata per via telematica, direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria che la rilascia, all'Istituto nazionale della previdenza sociale, secondo le modalita' stabilite per la trasmissione telematica dei certificati medici nel settore privato dalla normativa vigente, e in particolare dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri previsto dall'articolo 50, comma 5-bis, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, introdotto dall'articolo 1, comma 810, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, e dal predetto Istituto e' immediatamente inoltrata, con le medesime modalita', all'amministrazione interessata.
5. L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilita' del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, sono stabilite con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione.
6. Il responsabile della struttura in cui il dipendente lavora nonche' il dirigente eventualmente preposto all'amministrazione generale del personale, secondo le rispettive competenze, curano l'osservanza delle disposizioni del presente articolo, in particolare al fine di prevenire o contrastare, nell'interesse della funzionalita' dell'ufficio, le condotte assenteistiche. Si applicano, al riguardo, le disposizioni degli articoli 21 e 55-sexies, comma 3.

Le nuove fasce orarie per malattia:
approda in Gazzetta Ufficiale il decreto che determina le fasce orarie di reperibilità per i pubblici dipendenti in caso di assenza per malattia. Tali fasce sono fissate secondo i seguenti orari: dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, compresi i giorni non lavorativi e festivi. Sono esclusi dall'obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali l'assenza è dovuta a patologie gravi che richiedono terapie salvavita, infortuni sul lavoro, malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio, stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta. Sono esclusi inoltre i dipendenti nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato. Il decreto entrerà in vigore il 4 febbraio 2010.

La inidoneità al lavoro
L' Art. 55-octies invece tratta la questione inerente la permanente inidoneita' psicofisica.
- 1. Nel caso di accertata permanente inidoneita' psicofisica al servizio dei dipendenti delle amministrazioni pubbliche, di cui all'articolo 2, comma 2, l'amministrazione puo' risolvere il rapporto di lavoro. Con regolamento da emanarsi, ai sensi dell'articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, sono disciplinati, per il personale delle amministrazioni statali, anche ad ordinamento autonomo, nonche' degli enti pubblici non economici:
a) la procedura da adottare per la verifica dell'idoneita' al servizio, anche ad iniziativa dell'Amministrazione;
b) la possibilita' per l'amministrazione, nei casi di pericolo per l'incolumita' del dipendente interessato nonche' per la sicurezza degli altri dipendenti e degli utenti, di adottare provvedimenti di sospensione cautelare dal servizio, in attesa dell'effettuazione della visita di idoneita', nonche' nel caso di mancata presentazione del dipendente alla visita di idoneita', in assenza di giustificato motivo;
c) gli effetti sul trattamento giuridico ed economico della sospensione di cui alla lettera b), nonche' il contenuto e gli effetti dei provvedimenti definitivi adottati dall'amministrazione in seguito all'effettuazione della visita di idoneita';
d) la possibilita', per l'amministrazione, di risolvere il rapporto di lavoro nel caso di reiterato rifiuto, da parte del dipendente, di sottoporsi alla visita di idoneita'.

Il cartellino di riconoscimento
L'Art. 55-novies tratta della identificazione del personale a contatto con il pubblico. -
1. I dipendenti delle amministrazioni pubbliche che svolgono attivita' a contatto con il pubblico sono tenuti a rendere conoscibile il proprio nominativo mediante l'uso di cartellini identificativi o di targhe da apporre presso la postazione di lavoro. ( tale norma entra in vigore dalla metà del mese di febbraio del 2010) E' probabile che tale norma troverà applicazione per il personale ATA la vedo difficilmente applicabile per il personale docente.
2. Dall'obbligo di cui al comma 1 e' escluso il personale individuato da ciascuna amministrazione sulla base di categorie determinate, in relazione ai compiti ad esse attribuiti, mediante uno o piu' decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione, su proposta del Ministro competente ovvero, in relazione al personale delle amministrazioni pubbliche non statali, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano o di Conferenza Stato-citta' ed autonomie locali.».
Impugnazioni
Infine la sanzione disciplinare eventualmente comminata, può essere impugnata con il ricorso al Giudice Ordinario, previo esperimento del tentativo di conciliazione presso la Direzione Provinciale di Lavoro considerata, nonché con le altre modalità. A tale riguardo si sottolinea che la novellata disciplina prevede che " La contrattazione collettiva non può istituire procedure di impugnazione dei provvedimenti disciplinari. Resta salva la facoltà di disciplinare mediante i contratti collettivi procedure di conciliazione non obbligatoria,fuori dei casi per i quali è prevista la sanzione disciplinare del licenziamento, da instaurarsi e concludersi entro un termine non superiore a trenta giorni dalla contestazione dell’addebito e comunque prima dell’irrogazione della sanzione. I termini del procedimento disciplinare restano sospesi dalla data di apertura della procedura conciliativa e riprendono a decorrere nel caso di conclusione con esito negativo. Il contratto collettivo definisce gli atti della procedura conciliativa che ne determinano l’inizio e la conclusione."(nota dell' Ufficio Scolastico Regionale dell'Umbria n° di protocollo AOODRUM 6927/C2 - Direzione Generale- del 3 dicembre 2009)

L'arbitrato è abrogato
Occorre specificare che dalla data di entrata in vigore del presente decreto,ovvero dal 16 novembre 2009, non e' ammessa, a pena di nullita', l'impugnazione di sanzioni disciplinari dinanzi ai collegi arbitrali di disciplina. I procedimenti di impugnazione di sanzioni disciplinari pendenti dinanzi ai predetti collegi alla data di entrata in vigore del presente decreto sono definiti, a pena di nullita' degli atti, entro il termine di sessanta giorni decorrente dalla predetta data.

Effetti di alcune abrogazioni
Abrogazione Art. 503 - Sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio e destituzione
L'organo competente provvede con decreto motivato a dichiarare il proscioglimento da ogni addebito o ad infliggere la sanzione acquisito il parere del consiglio di disciplina del consiglio scolastico provinciale o del consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, a seconda che trattasi di personale docente della scuola materna, elementare e media, ovvero, di personale docente degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore e di personale appartenente a ruoli nazionali, nel rispetto del principio costituzionale della libertà di insegnamento. Il predetto parere è reso nel termine dei sessanta giorni successivi al ricevimento della richiesta, prorogabile di trenta giorni per l'effettuazione di ulteriori e specifici adempimenti istruttori che si rendano necessari. Decorso inutilmente tale termine, l'amministrazione può procedere all'adozione del provvedimento.
Con l'abrogazione di tale articolo viene meno una forma di garanzia procedimentale a tutela della classe docente rappresentata dalla formulazione del parere obbligatorio del Consiglio di Disciplina in caso di procedimento avente ad oggetto la sospensione dall'insegnamento o dall'ufficio e destituzione. Gli effetti ? Già da qualche tempo si tende a constestare la metodologia di insegnamento del docente, il contenuto delle "lezioni" ovvero tutto ciò che è garantito dalla Costituzione articolo 33 in particolar modo. Con l'abrogazione di tale articolo il docente non dovrà stupirsi se vedrà incrementate le constestazioni che intaccano la libertà di insegnamento,( dato che verrà meno un importante strumento di controllo) poichè questa libertà deve essere sacrificata nel nome della privatizzazione del pubblico impiego, e soprattutto per impedire che possano formarsi libere menti pensanti...e critiche verso il SISTEMA!

Abrogazione Art. 505 - Provvedimenti di riabilitazione
1. Il provvedimento di riabilitazione di cui all'articolo 501 è adottato:
a) con decreto del provveditore agli studi, sentito il competente consiglio di disciplina del consiglio scolastico provinciale, per il personale della scuola materna, elementare e media o sentito il consiglio di disciplina del consiglio nazionale della pubblica istruzione per il personale degli istituti e scuole di istruzione secondaria superiore;
b) con decreto del direttore generale o del capo del servizio centrale, sentito il competente consiglio di disciplina del Consiglio nazionale della pubblica istruzione, se trattasi del personale appartenente a ruoli nazionali.
L'abrogazione di tale articolo credo sia un mero errore materiale. Altrimenti non avrebbe senso tenere in piedi la struttura dell'articolo 501 che riguarda la riabilitazione, quindi implicitamente non credo possa essere intaccato il sistema della recidiva. Ritengo che l'organo competente a cui debba essere inoltrata la istanza di riabilitazione sia lo stesso che ha emanato la sanzione disciplinare.
Abrogazione Art. 506 - Sospensione cautelare e sospensione per effetto di condanna penale
1. Al personale di cui al presente titolo si applica quanto disposto dagli articoli dal 91 al 99 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3.
2. I provvedimenti di sospensione cautelare obbligatoria sono disposti dal dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale.
3. La sospensione cautelare facoltativa è disposta, in ogni caso, dal Ministero della pubblica istruzione.
4. Se ricorrano ragioni di particolare urgenza, la sospensione cautelare può essere disposta, nei confronti del personale docente, dal dirigente scolastico, salvo convalida da parte del dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale cui il provvedimento deve essere immediatamente comunicato, e, nei confronti dei dirigenti scolastici, dal dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale. In mancanza di convalida da parte del dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale, entro il termine di dieci giorni dalla relativa adozione, della sospensione cautelare disposta nei confronti del personale docente, il provvedimento di sospensione è revocato di diritto. Analogamente, in mancanza di conferma da parte dello stesso dirigente preposto all'ufficio scolastico regionale, entro il medesimo termine di cui al secondo periodo, della sospensione cautelare disposta nei confronti dei dirigenti scolastici, il provvedimento è revocato di diritto.
5. La sospensione è disposta immediatamente d'ufficio nei casi di cui all'art. 1, comma 1 della legge 18 gennaio 1992, n. 16. La sospensione così disposta cessa quando nei confronti dell'interessato venga emessa sentenza, anche se non passata in giudicato, di non luogo a procedere, di proscioglimento o di assoluzione o provvedimento di revoca della misura di prevenzione o sentenza di annullamento ancorchè con rinvio. L'organo competente a provvedere al riguardo è determinato ai sensi del comma 2. (articolo così modificato dall'art. 2, della Legge 176/07)
L'abrogazione di tale articolo provoca una strana situazione. Ovvero, non potrà essere disposta la sospensione ivi prevista nel caso si verifichino situazioni che vedono il soggetto interessato coinvolto in fattispecie criminose come associazione di tipo mafioso, concussione, corruzione, peculato ecc. E' anche questa una svista?
dott. Marco Barone
del Foro di Bologna

marcusbarone@yahoo.it
http://baronemarco.blogspot.com/
retelegale bologna
Bologna febbraio 2010

Retelegale

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